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PERCHE’ SONO IMPORTANTI I VALORI
Il libro “Racconti scout” è uscito nel 1996 (l’anno del cinquantennale).
Sono trascorsi altri trent’anni e molti di noi si trovano intorno ai 70 anni (chi più, chi meno). Un’età che invita ad alcune riflessioni. Nella tarda primavera di quest’anno, in montagna, mi sono trovato, un pomeriggio dopo lo sci, in uno dei fantastici luoghi vicini alla Marmolada che sono stati il teatro di alcuni dei nostri indimenticabili campi scout. Mi sono seduto in un caratteristico bar con l’arredamento alpino, gli scoiattoli imbalsamati, i tavoli in legno etc..
Avevo tempo. Ero solo perché gli altri della famiglia stavano passeggiando più lontano. Inevitabilmente il pensiero è volato molto indietro, ai nostri 12-20 anni di età. Il tempo passa in fretta e ho pensato di cercare di fermarlo un po’ grazie alle nuove tecnologie web. Portando i contenuti del libro anche on line (per quelli che non hanno il libro e per quelli più giovani). In modo da fissare e mantenere nel tempo i racconti, le interviste, le canzoni, le tecniche e i valori scout.
Nel bar pensavo ai valori dell’Italia dei nostri anni 60. Tutto cambiato. La politica, i sistemi di comunicazione (dal telefono a gettoni, allo smartphone; dalle lettere inviate per espresso dal campo e ricevute al campo, alle e.mail e a internet) fino ai divertimenti di oggi e all’etica relativistica attuale che, per esempio, sostituisce la moglie e il marito con la “mia compagna” e il “mio compagno” (che però non sono esattamente i proletari “figli” del comunismo teorizzato da Carl Marx, ma neppure il tipo di famiglia cui si riferisce il famoso Sacramento istituito da Gesù). Famiglia alla quale Lui ha assicurato “grazie umane e spirituali speciali”.
Ma pensavo anche ai modelli “culturali” di noi giovani di allora. Dalle parole delle canzoni di moda quel tempo a quelle che lo sono adesso: da “29 settembre” e “Penso a te” dell’Equipe 84 oppure da “Emozioni” e “Il mio canto libero” di Lucio Battisti, ai ritmi ossessionatamente martellanti dell’insulsa musica “techno” delle discoteche di oggi o i testi un po’ “schizzati” dei super tatuati J-Ax e Fedez. Fino alla “vecchia che balla” dello “Stato sociale” che sostiene che nessuno più “rompa i …ni” con la disciplina e l’impegno, proponendo invece invece “una vita in vacanza”.
Quindi siamo passati dai valori “politici” degli Andreotti, Pertini, Berlinguer Moro etc. (Moro, per il suo martirio, è nel percorso di beatificazione), di una politica basata sui massimi valori umani e trascendentali, agli spot politico-economici un po’ “demagogici” dei litigiosi politici di oggi che prospettano equilibri sociali evidentemente privi dei valori trascendentali più forti.
In questa Italia del debito pubblico record che qualcuno ha “venduto” all’Europa esponendoci al continuo ricatto dello spread. Spread che è costantemente “spiato” dalle “agenzie di rating” e con questa Unione Europea finanziariamente ed umanamente chiusa. Europa che esiste solo nominalmente e dove ogni stato fa, più che altro, i suoi interessi. Una cosiddetta “comunità europea” che forse nel passato ha mantenuto qualche promessa. Ma che certamente, da alcuni anni, ha creato un notevole disagio sociale ed economico a milioni di italiani, imponendo loro una vita ben diversa da quella (che ricordo socialmente spensierata) degli anni 60-80, quando la nostra nazione era effettivamente l’unica padrona del proprio destino economico e la “pressione fiscale” era ragionevole.
Tutto cambiato! E quindi anche la gente, che vedo nervosa e meno serena.
Però le montagne sono sempre identiche a se stesse ed il profumo di muschio è sempre uguale, come il suono dei campanacci delle mucche intorno al bar alpino: identici a quelli di 50 anni fa.
Ho pensato ai valori dello scoutismo. Gli stessi di 120 anni fa. Ma ho pensato anche ai valori del Vangelo: gli stessi di 2000 anni fa.
Allora quale è la valutazione finale, dopo queste riflessioni ? Forse “Risposta non c’è ….” come diceva la traduzione italiana della famosa canzone di Bob Dylan “Where have all the flowers gone ? ” (Dove sono andati a finire tutti i fiori ?) o forse “Ognuno con la sua storia e i suoi guai” come dice Vasco Rossi. Cioè: ognuno si fa gli affari suoi, secondo la propria personalissima etica.
Ebbene io credo invece che ci sia ancora un “filo conduttore” per dare un senso di livello superiore alla vita di ciascuno. Esiste, da qualche parte, una base, un insieme di riferimenti oggettivi, di valori condivisibili per informare le proprie scelte. Anche se tutti, come accade nei gran premi di Formula 1, dobbiamo, molto velocemente e, istante per istante, decidere via via quali scelte fare: staccare al limite e accelerare subito, curva dopo curva, giorno dopo giorno, mese dopo mese etc.
Allora ho voluto “mixare” (come farebbe un dj in discoteca) quelli che un tempo sono stati (e per molti lo sono ancora) i nostri valori. Li ricordo dal campo, durante le meditazione mattutina o la notte della veglia alle stelle. Ma erano anche lo sfondo delle nostre attività: mentre giocavamo di giorno o di notte con le pile, mentre facevamo cucina, le costruzioni, trovavamo il punto da raggiungere con la bussola etc. Allora, dopo sessanta anni da quei giorni della nostra giovinezza e dopo poco più di trenta dall’uscita del “nostro” libro, ho cercato di rimettere insieme tutti i valori in cui abbiamo creduto.
I concetti di “Scoutismo per ragazzi” descritti da Baden Powell, sono aggiornabili al mondo di adesso, ma li ho trovati attualissimi e sempre freschi, con quegli esempi molto chiari e incisivi e con quei racconti originali ed avventurosi, che ho riportato per spiegare “cosa è” (o dovrebbe essere) uno scout e che hanno reso famoso nel Mondo il nostro fondatore.
Valori che attraverso lo Scoutismo si sono diffusi ovunque, migliorando la vita e l’etica di centinaia di milioni di giovani in tutte le nazioni del Pianeta, uniti in quegli ideali, indipendentemente dal credo religioso e politico.
Ma restano ancora più forti, per il senso ultimo della vita, altri valori. Quelli per i quali l’altro Fondatore, quello più importante, è stato messo in croce 2000 anni fa.
Non solo perché oltremodo credibili, essendo perfettamente congrui con la natura e le aspirazioni massime dell’uomo, ma anche perchè ci sono stati riferiti come “rivelati da una Persona risorta” (come hanno testimoniato gli Apostoli).
Tutti uccisi per averlo confermato anche sotto tortura. E non uccisi tutti insieme, ma ognuno martirizzato “in solitaria”, cioè ognuno ammazzato da solo ma nell’arco di 40 anni e in posti lontani fra loro, nelle aree più evolute dell’impero romano (Grecia, Efeso sulla costa Turca, Spagna, l’Europa dell’est e Roma).
Le prime comunitá cristiane erano presenti in quelle regioni e si mantenevano in contatto epistolare fra loro. Ci sono pervenute le famose lettere degli Apostoli (agli Efesini, ai Tessalonicesi -oggi Salonicco-, ai Corinzi, ai Romani etc.). Le notizie si diffondevano rapidamente in tutto l’Impero romano grazie ad una rete postale molto veloce (come ci hanno insegnato a scuola).
Strana gente questi Apostoli. Dopo i primi due/tre loro martirizzati (di cui gli altri erano venuti a sapere), i sopravvissuti potevano benissimo “filarsela all’inglese” nelle isole greche a fare di nuovo i pescatori. Ma sembra che proprio quando meditavano di decidere così, Uno apparisse a ciascuno col suo corpo di luce (risorto). Per esempio quando S. Pietro sulla via Appia a Roma pensava di filarsela anche lui, gli apparve proprio Gesù al quale Pietro chiese: “Domine, quo vadis ?” (Signore, dove stai andando ?). Famosa la risposta di Gesù risorto a S. Pietro: “Vado a Roma per essere crocifisso ancora”. Al che S. Pietro decise di rientrare nella capitale, consapevole che sarebbe stato martirizzato.
Quindi le testimonianze degli Apostoli che avevano visto e vissuto in modalità “live” la vita e i miracoli di Gesù (poi martirizzati ciascuno in modalità “cronologicamente e geograficamente dislocata”) sono da considerare un invito “forte” che ha tutta l’aria di essere “trascendente e di valenza immortale”
E per noi, che non siamo né martiri nè santi, la risposta a Pietro può significare: “Pensi davvero che allontanandoti da questi valori mentre sei vivo, sarai felice dopo la fine della tua vita ?” E la risposta è che la vita va vissuta basandosi su valori di ottica trascendentale. Ce la indica Colui che ha portato nel Mondo la notizia che abbiamo tutti un’anima immortale e che, dopo la morte, c’è per ciascuno di noi una vita “altra”, di tipo spirituale.
I valori del Vangelo ci sono proposti come il “gancio dal Cielo” per la nostra anima. A ciascuno riflettere sui nostri valori di un tempo, col “senno del poi” dei nostri circa 70 anni (e per qualcuno, qualcosa in più).
Se ne avete ancora voglia.
Buona caccia (E.R.)