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SCOUTISMO, MITI, EDUCAZIONE

L’educazione secondo lo stile scout significa preparare i giovani per una vita felice. 

Alcuni suggerimenti si trovano nel libro “Scoutismo per ragazzi” del fondatore dello scoutismo, riportati nel suo tipico stila del racconto. Ecco un esempio.  Parecchi anni fa c’era un conflitto fra gli Stati Uniti e Cuba. Il Presidente USA McKinley voleva inviare una proposta scritta di pace al Presidente di Cuba, Garcia. Ma non sapeva come recapitargliela perché il conflitto si svolgeva in una regione selvaggia. Qualcuno gli indicò un ragazzo, un certo Rowan, che aveva fama di riuscire in tutto. Il Presidente lo mandò a chiamare e gli chiese di portare a Garcia una importante lettera, da cui dipendevano migliaia di vite. Rowan si limitò a sorridere, prese la lettera e partì. Dopo alcune settimane Rowan ritornò dal suo presidente e gli confermò che aveva consegnato la lettera a Garcia che aveva accettato la proposta di pace. Mc Kinley volle sapere come aveva fatto. Rowan gli disse che aveva preso una barca nel sud della Florida, dopo aver attraversato il mare era approdato a Cuba di notte, si era nascosto nella giungla e poi aveva attraversato tutta l’isola. Tre settimane più tardi, dopo essere passato di nascosto attraverso le linee nemiche, aveva individuato l’accampamento dove era Garcia. Eludendo le sue guardie personali, era arrivato fino al suo alloggio e gli aveva consegnato personalmente la lettera. Garcia era rimasto ammirato da tutto ciò che aveva sopportato il giovane Rowan per l’ideale della pace.

Rowan si era comportato da vero scout. Aveva impegnato tutto se stesso per l’ideale della pace e per eseguire la missione affidatagli. Ma la cosa più importante è stata il “come” c’è riuscito. Chiunque al suo posto, prima di accettare, avrebbe fatto un mucchio di domande:  come fare? quale percorso ? che mezzi usare? cosa e come mangiare ? etc.. Rowen non fece così: ascoltò cosa si chiedeva da lui e si mise subito in azione, buttando via con un calcio la sillaba “IM” dalla parola IMPOSSIBILE. Chiunque nella vita farà così, per qualsiasi cosa gli possa capitare, ha la certezza di riuscire. Non bisogna mai temere di commettere degli errori. Napoleone diceva: “Tutti quelli che hanno fatto qualcosa nella vita, hanno certamente commesso qualche errore“

Il libro “Scoutismo per ragazzi” fornisce ai giovani anche qualche indicazione e altri suggerimenti pratici qui riassunti nella loro essenzialità.

MEMORIA Esercitarsi sempre a ricordare ogni particolare che capita nel campo visivo. Occorre osservare tutti i minimi dettagli delle cose e delle persone intorno a noi perché la realtà in cui si deve operare è costituita dall’insieme di questi particolari. C’è chi ha molta memoria come dono naturale, ma chiunque può esercitare la memoria anche con esercizi mnemonici.

COGLIERE LE OCCASIONI Le occasioni buone della vita sono come un autobus con poche fermate. Se l’autobus si ferma poco distante, occorre alzarsi e correre con decisione per prenderlo. Non bisogna lasciarlo passare e poi dire: “come sono stato sfortunato”. La sfortuna non esiste: è la risultante di tutto quello che non siamo riusciti a prevedere o a cogliere.

ECONOMIA E IMPEGNO PERSONALE Il guadagno è la giusta ricompensa al proprio lavoro ed è il risultato delle proprie idee ed intuizioni. Alcuni nella vita diventano molto ricchi, altri rimangono quasi poveri. Ma per tutti c’è la possibilità di costruirsi una vita almeno agiata con un lavoro in proprio oppure svolto per conto di altri. Qualcuno cerca di procurarsi denaro senza lavorare: con sistemi più comodi. Per esempio con le corse dei cavalli, con le scommesse o giocando in borsa. Ma nessun giocatore potrà vincere sempre, prima o poi inevitabilmente perderà i suoi soldi. Eppure migliaia di sciocchi sciupano il proprio denaro solo perché, almeno una volta, hanno vinto. Far denaro va invece di pari passo con serietà, tenacità, lavoro assiduo, sobrietà e parsimonia

EDUCARE ED ESSERE EDUCATI La parola “educare” deriva da ex-ducere (condurre fuori). L’educazione perciò consiste nel trarre fuori da una persona il meglio che ha dentro. Questa impostazione educativa si basa sull’ipotesi che ogni persona abbia dentro di se qualcosa di buono quindi è una modalità che rispetta pienamente ogni singolo individuo. La forma educativa più adatta ai giovani è quella di farli giocare. Perchè attraverso il gioco si può insegnare loro le buone maniere e anche portarli, con le parole e con l’esempio, ad apprezzare e a fare propri valori come l’onestà, la lealtà, la verità, il risparmio, l’obbedienza, la generosità, il servizio, il dovere, il controllo di sé, la fedeltà alle promesse, la professionalità, la diligenza nel fare, il rispetto delle altre persone e delle loro cose. Inoltre abituarli a vivere senza essere invidiosi o gelosi degli altri, ma in armonia con la gente, con gli animali e con la natura.

MITI E FALSI MITI Bisogna educare gli altri ragazzi come desideriamo che vivano i nostri figli. L’esempio è la forma educativa più efficace perché i giovani conformano i propri comportamenti ai modelli che vengono a conoscere o incontrano durante la loro crescita. E’ cosa nota che i bambini, già sui sei-sette anni, dicono quello che vorrebbero diventare da grandi: astronauti, piloti, calciatori, sportivi, cantanti, medici, ingegneri etc.. Questo perché la loro fantasia viene colpita dai modelli che vedono in televisione (oggi su internet o nello smartphone) oppure di cui sentono parlare dai genitori in casa o dagli amichetti fuori. Ma nella vita è facile essere attratti da miti sbagliati, soprattutto in gioventù.

Prima di voler diventare come appare qualcuno occorre capire bene di chi veramente si tratta.

Nel caso dei calciatori, per esempio, ben diverso è il modello di Alex del Piero, una persona con ottimi valori sportivi e umani rispetto a quello, per esempio, di George Best, il famoso calciatore inglese divorziato dopo pochi anni di matrimonio, che ha vissuto una vita sempre con gravi problemi di salute causati dalla dipendenza dall’alcool, in carcere più volte per guida in stato di ubriachezza e resistenza a pubblico ufficiale, infine morto all’età di soli 56 anni per gravi danni al fegato sempre dovuti all’alcolismo.

Oppure pensiamo ad attori, cantanti, modelle, veline, tronisti ed altri “miti mediatici” (dalla televisione, giornali, ma oggi soprattutto web e social) che spesso si rivelano tossicodipendenti, violenti o di dubbia morale sessuale e sociale.

Oltre alle caratteristiche morali, quali sono quelle umane che vorremmo per i nostri figli ? Certamente per loro desidereremmo come modello un mito “tutto d’un pezzo”. Negli anni passati i miti migliori furono Neil Armstrong, il primo uomo sulla Luna, attori come Gary Cooper o John Wayne, sempre al servizio della giustizia nel West,  cantanti come Lucio Battisti, che con le sue canzoni raccontava di bellissimi amori romantici, infine sportivi umanamente perfetti come Giampiero Boniperti, Giacinto Facchetti, Ayrton Senna, Pietro Mennea etc. Oppure politici dalla vita esemplare come per esempio il presidente Sandro Pertini o Aldo Moro.

Oggi invece i miti dei giovani sono per esempio il pluri-tatuato Fedez o il rapper J-Ax o l’influencer web Chiara Ferragni che su Youtube  propone stories e filmati basati su modelli di vita gratis e atteggiamenti disimpegnati. Il mito inoltre non deve poi essere effimero, mutevole e troppo legato alla moda e al capriccio del pubblico. Un vero mito deve essere duraturo e credibile nel tempo. Rappresentare magari, nel suo campo, un punto fermo, una qualità superiore.

Una delle persone più ammirate della storia moderna è Enzo Ferrari, che ha saputo fare della sua vita un mito per intere generazioni di giovani, invitandoli indirettamente agli impegnativi studi di ingegneria. Il quale un giorno ha esclamato: “Io sono uno che, da piccolo, voleva essere Enzo Ferrari“.

E’ bene che chi educa, consigli il giovane a mirare a miti di grandissima levatura. Oggi questo può apparire “fuori moda”, ma mirare in alto migliora la propria vita. Mirando ancora più “in alto” si potrebbe scoprire che qualche santo, come per esempio San Francesco, abbia quelle caratteristiche speciali che magari si potrebbe voler imitare (o quanto meno i suoi valori).

EDUCARE UN COMPITO FONDAMENTALE PER LA SOCIETA’

Questa nostra società sta andando verso una disgregazione educativa e sociale. Ciò è evidente per esempio al semaforo. Se tu indugi qualche millisecondo in più, quando viene il verde stai certo che qualcuno dietro ti suonerà furiosamente. Oppure si sente di risse fuori dalle discoteche solo perché uno ha guardato “male” la ragazza di un altro, oppure che intere folle di giovani cercano lo sballo (anche con droghe molto pericolose per la stessa vita) nei “rave parties”, in capannoni abbandonati o di notte in spiaggia. Un quadro sociale sconfortante.

Senza parlare della dilagante violenza sulle donne che qualcuno ritiene di “sua proprietà”. Con diritto di “vita e di morte” su povere ragazze innamorate (o infatuate) che però non si possono difendere per la differenza muscolare maschio-femmina e sono oggetto di violenze di ogni tipo fino talvolta ad essere uccise.

Viene da chiedersi quanto incidano nell’educare al bene o al male, la nostra televisione, la nostra stampa, i nostri libri, il cinema e Internet. La libertà di parola e di stampa può diventare anche una pericolosa quasi-istigazione a delinquere? Il parlare insistentemente, facendone ampia divulgazione anche visiva, di delitti criminosi può diventare, per menti deboli e influenzabili, anche una “pubblicità subdola” ?

I genitori e gli educatori debbono contribuire a sconfiggere l’ignoranza morale (ma sono entrambi  consapevoli dell’importanza potenziale del loro ruolo sul singolo e conseguentemente sulla società ?). Occorre che i giovani e i figli  non vengano educati ad agire “per tradizione”. Occorre aiutarli a “discernere” il potere fuorviante e talvolta distruttivo che risiede nei miti. Con amore e ragionamento bisogna invece far loro conoscere e capire l’importanza e la bellezza del bene.

La famiglia non basta più perché i problemi di oggi sono molteplici e i genitori sono oberati da mille difficoltà. I due coniugi lavorano quasi sempre entrambi mentre educare richiede molto tempo, pazienza e capacità di relazionarsi con i ragazzi (che hanno una “lunghezza d’onda” diversa dai colleghi di lavoro). La scuola non serve quasi a nulla perché mediamente il rapporto insegnante-alunno è solamente tecnico e comunque passeggero. Al suono della campanella infatti, l’insegnante se ne va e ne entra un altro e poi un altro ancora.

Educare è invece un compito sociale importante che non può certo fermarsi alla scuola elementare, primaria o superiore. Deve accompagnare la crescita con continuità. L’ideale sarebbe che qualcuno (educatori, psicologi, esperti etc..) indichi ai giovani in crescita i valori migliori e suggerisca loro le letture più appropriate per conoscere tali valori anche attraverso la migliore letteratura mondiale per i ragazzi.

Se è un diritto di tutti i giovani essere educati è però un dovere del mondo adulto proporre loro modalità educative efficaci, sempre rispettose verso chi viene educato però. Persone competenti e specializzate nell’educare devono poter illustrare, commentare e chiarire ogni cosa che succede nel mondo e nella vita di ogni giorno. Per aiutare i giovani ad individuare e a selezionare, anche nell’attualità,  i miti migliori per loro.

Bisogna (ultimo ma non meno importante) prevenire nei giovani la tendenza generale verso il “relativismo etico” che impera oggi e secondo cui non esistono né una sola verità nè dei doveri oggettivi, ma per la cui “filosofia” ognuno si può comportare “come gli fa più comodo o gli conviene”. Il che, a pensarci bene, è proprio l’effettiva origine e causa della disgregazione morale e sociale, a tutti i livelli. Il processo educativo non è facile né comodo ma rimane una attività fondamentale perché orienta al positivo le menti giovani,  porta loro serenità e li conduce, con l’esempio, verso una vita più bella.

I VALORI LA “C” DELL’AGESCI 
PROGETTARE LA PROPRIA  VTTA ESPLORARE LE RELIGIONI DEL MONDO