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IL PROGETTO DELLA PROPRIA VITA

Durante la vita le scelte sono una necessità per tutti. Già quando si è bambini si scelgono i primi amici i primi comportamenti vengono influenzati proprio da questi primi amici. Spesso l’età che va dai 6 anni ai 14 anni viene sottovalutata dai genitori e dagli educatori. Ma è proprio questa la fase della vita in cui si fanno le prime scelte morali che poi diventano quelle base per la propria vita. I giochi verso i quali si sente una maggiore attitudine possono poi costituire la base degli interessi e delle passioni per quello che si farà e si diventerà da grandi.

Senza riferirsi ai casi eccezionali dei “bimbi prodigio” è molto frequente che l’infanzia orienti il futuro verso questa o quella professione.  Spesso è la scuola elementare che rivela le attitudini. Nel periodo dei 13-14 anni, al termine delle medie, bisogna poi scegliere quale tipo di scuola frequentare e, alle scuole superiori, eventualmente quale università. Per tutti poi c’è il lavoro. Non sempre lo si può scegliere, ma se le scelte non sono molto ponderate conducono ad una vita di lavoro non piacevole e e quindi ad una esistenza non pienamente felice. Infine c’è la scelta affettiva: formare una famiglia da giovani oppure attendere.

Non sempre è facile, soprattutto oggi, far collimare fra di loro i tempi e i luoghi delle scelte di famiglia e di lavoro. Sono scelte che si fanno di solito dai 25 ai 35 anni. La scelta matrimoniale è la più logica, anche dal punto di vista solo umano. Ma dovrebbe essere una scelta fra due persone “per sempre” perché solo in questa forma vengono rispettate le reali aspirazioni di una vita piena ed equilibrata per ciascuno dei due coniugi.

Quindi occorrerebbe prepararsi con scrupolo, cercando di conoscersi prima, soprattutto sul piano intellettuale e morale. Occorre infatti mettere insieme due caratteri e gusti diversi. Al di là delle infatuazioni passeggere, le idee e le aspirazioni di ciascuno vanno approfondite e confrontate per tempo. Per questo serve un periodo lungo, pur se differente per ciascuna coppia.I matrimoni più duraturi sono quelli che sono stati preceduti da qualche anno di fidanzamento almeno. Non serve a nulla sperimentare gli aspetti tipicamente “coniugali” prima. Ogni individuo di sana costituzione, conoscitore della biologia maschile e femminile e sufficientemente sicuro di sé stesso (maschio o femmina che sia), è perfettamente in grado di far “funzionare” i propri organi in tal senso, quando comincerà a condividere la vita nel matrimonio.

Accelerare i tempi ha invece portato tantissimi a far naufragare i propri fidanzamenti dopo poco tempo, per passare poi da un rapporto ad un altro, perdendo l’opportunità di essere pienamente felici con l’unico vero grande amore della vita. Alla base serve soprattutto un sincero sentimento di amicizia fra i futuri coniugi, che potrà durare un’intera vita e la renderà veramente felice. Occorre anche fare attenzione alle singole personalità. Se i due caratteri (o culture) sono troppo divergenti, al di là delle favole dei rotocalchi, ciò potrebbe essere motivo di continui attriti, di incomprensioni col rischio del fallimento anzitempo del rapporto.

Non sempre, soprattutto in questi tempi in cui prevalgono la superficialità, l’effimero ed il relativismo morale, si può trovare la cosiddetta “dolce metà” per condurre una vita insieme. In tal caso  si può sempre dedicare la propria vita ad una molteplicità di attività, oggi molto diffuse, sia nel sociale che nell’associazionismo. Avendo una maggiore disponibilità di tempo fuori dal lavoro, chi non è sposato si può dedicare maggiormente agli altri per fare la sua parte nel Mondo in modalità “single” e, nel proprio piccolo, lasciarlo migliore di come l’ha trovato.

Nella vita, la necessità di scegliere si ripete di continuo. Per esempio: cambiare casa o lavoro, accogliere i figli che nascono etc. Poi c’è l’aspetto sociale, i dinamismi pubblici, l’economia, la politica etc. Sembrano fattori lontani, ma incidono molto sulla vita di tutti i giorni.

Per uno scout è importante anche l’aspetto religioso, perché esso è alla base di tutte le scelte che si fanno sia da giovani che da adulti, sul lavoro e nella vita. E’ l’unico “sale” in grado di dare un pieno senso a tutta la propria vita. C’è chi cerca di vivere evitando questo aspetto, snobbandolo. Ma per costoro esiste il forte rischio di condurre una vita morale di “basso livello”. Nella vita, infatti, chi trascura gli aspetti morali (che sono conseguenti ai princìpi religiosi) sarà sempre portato a scendere a compromessi con quello che gli piace oppure con quello che gli fa più comodo. Abbiamo avuto tanti casi di cattolici famosi coinvolti in scandali, tangenti, pluri divorziati etc.

E’ bene che la ricerca religiosa nella vita sia continua. Ovviamente, da adulti, si fa maggiormente uso della ragione rispetto a quando si è ragazzi, ma è opportuno che rimanga sempre viva una visione che superi i limitati confini terreni. Infatti quando si è giovani, nel pieno delle forze, non ci si pensa, ma volenti o nolenti, verso i 90 anni (per molti anche prima), tutti devono fare i conti con la fine irreversibile della propria vita.

E, se esiste l’Aldilà, è ragionevole presentarsi al cospetto del Signore nel modo migliore (qualsiasi sia il concetto che ognuno ha di Dio). D’altra parte chiunque esclude a priori che l’Aldilà esiste è evidentemente un mentecatto perché nessuno, in condizioni mentali normali, può “decidere autonomamente” che l’Aldilà non esiste. Il filosofo, matematico e teologo francese Blaise Pascal, noto per la sua famosa scommessa diceva:”Nessuno al Mondo può dire con certezza se l’Aldilà esiste o non esiste, ma questo è il problema essenziale di ogni singola persona”. Nella vita è quindi ragionevole e più prudente adottare una serie di comportamenti personali partendo dall’ipotesi che esista”.

E quale è il “tipo di Aldilà” più credibile ? Secondo la maggioranza dei filosofi (credenti ma anche non credenti) è quello desumibile dalle indicazioni morali contenute nelle parabole del Vangelo, perché, nella loro semplicità e chiarezza, sono quelle più “in sintonia” con le caratteristiche, la vita e con le aspirazioni di ogni essere umano.

Quindi (nel caso l’Aldilà esista) il tipo di vita e le scelte che assicurano ad ogni persona le migliori garanzie per se stessi e per la propria famiglia, dovrebbero essere ispirati alla morale del Vangelo. Questo orientamento dovrebbe essere “sempre” (cioè per tutti i decenni della propria esistenza) e non solo verso la fine.

Per chi crede al messaggio cristiano, tutto ciò ci è indicato direttamente da Dio con amore e non come una minaccia (dato che, dal Vangelo, risulta evidente che Lui conosce perfettamente come è l’Aldilà e promette di donarcelo accogliendoci alla fine della nostra vita).

E la proposta è quella dei suoi comandamenti e delle altre indicazioni del Vangelo.

I VALORI LA “C” DELL’AGESCI 
SCOUTISMO, MITI, EDUCAZIONE ESPLORARE LE RELIGIONI DEL MONDO